"Quello che vale è il tempo di qualità per la coppia e i figli!"... questa è la grande bugia raccontata, da tanto tempo, a noi impiegati di azienda, per passarci il messaggio che è un bene essere al lavoro la maggior parte del tempo della giornata, perché questo è il DOVERE del genitore... e il tempo per la famiglia potrà essere tranquillamente speso in termini di QUALITÀ. Cioè, cercano di convincerci che, in quel minor tempo speso con coniuge e figli, dovremo FARE QUALCOSA DI SPECIALE, fuori dall'ordinario. Quando invece la base solida dell'amore familiare la si costruisce nei PICCOLI GESTI QUOTIDIANI, RIPETUTI IN QUANTITÀ!
(Fabrizio, papà del Talento 2025-2026)
La serata "solo uomini" dell'edizione del Talento 2025-2026 credo che si possa riassumere nella frase che ho scelto come titolo per questo articolo.
Intanto, parto proprio dal fatto che è una novità di questa edizione la presenza maschile. Già, perché il talento del femminile lo si può scoprire soltanto in una piena complementarietà con il talento del maschile. E devo dire che i frutti di questa scelta si sono visti fin da subito e, in questa serata, in modo particolare.
Viste le grandi tematiche che il Talento si propone di affrontare e la profondità alla quale desidera portare ogni partecipante, era doveroso inserire una serata di condivisione libera riservata ai soli uomini e alle sole donne.
Come ho detto nell'introdurre la serata, "Se è vero che quest'anno stiamo facendo emergere la necessità della complementarietà tra uomo e donna per la miglior e maggior conoscenza della fisiologia e del talento nascosto in ognuno di noi, è pur vero che 'tra simili', spesso, c'è bisogno di condividere vissuti, chiavi di lettura, sfumature, peculiarità dell'uno e dell'altro genere, per poi saper 'parlare meglio il proprio linguaggio' di fronte all'altro/a. Ecco il senso di questa serata: 'far tacere' la parte dei relatori, che parla già abbastanza, e lasciar parlare l'altra parte del Talento, cioè voi partecipanti."
Dopo la classica rottura del ghiaccio iniziale, che non ha richiesto molto sforzo né tempo, le condivisioni si sono succedute con grande velocità e spirito di apertura, cosa inaspettata e motivo di grande stupore per tanti. Perché? Un luogo comune rispetto ai maschietti è quello che parlano meno delle femminucce, che sono più riservati, pragmatici, meno riflessivi. Ma, se uno degli obiettivi del Talento è proprio quello di smontare luoghi comuni e mentalità indotte dalla società che non hanno a che vedere con la fisiologia umana, questa serata è stata un esempio lampante che questo obiettivo è perfettamente raggiungibile nel momento in cui ci si ritrova in cammino con vissuti, domande e desideri simili. Dal momento che hai chiara la mèta, diventano più chiari anche i passaggi da fare e CON CHI li puoi fare. Essere prossimi, creare legami stabili, basati sulla Verità e la libertà: questa è la mèta del Talento ed è quello che noi uomini in questa serata abbiamo potuto notare.
"Finalmente altri mariti o papà che possono comprendere quello che dico perché, a loro volta, lo vivono nel loro quotidiano!" è una delle frasi più ricorrenti nelle condivisioni che sono uscite.
Venendo appunto al titolo e al nòcciolo delle questioni emerse, devo proprio riconoscere una grande e bella verità che, sono sincero, prima di sentirla affermata così chiaramente da altri papà, ho creduto per tanto tempo che fosse soltanto una mia personale verità/credenza.
E cioè? Che nei legami familiari, in primis, e poi in quelli che la vita ci mette accanto, "vince" notevolmente il tempo di quantità (o la quantità del tempo? Come preferite) rispetto al tempo di qualità (o qualità del tempo). Perché? Il punto centrale è questo: la "qualità" mette l'accento su un "fare", la "quantità" sull'"essere". E nelle relazioni, questo non è "qualcosa"... è "tutto"! Perché io posso mancare tutto il giorno da casa per lavoro, hobby o altre cose che mi racconto essere "per il nostro sostentamento/benessere", credendo, così, di dover fare i salti mortali quando, effettivamente, ci sono. Che effetti ha questo modo di vedere e vivere le cose? Senso di colpa, ansia da prestazione, insoddisfazione del "non faccio abbastanza". Ma essendo che il tempo a disposizione è quello, viene automatico pensare che per "risolvere" la faccenda devo offrire qualcosa di meglio in quel tempo lì. Arriviamo, così, a papà frustrati alla sera nel "dover dare" tempo a moglie e figli dopo una giornata di lavoro. Mariti che devono arrivare a giustificare il fatto che sono stanchi, davanti alla faccia di una moglie con le occhiaie e la fatica sul groppone della gestione fisica ed emotiva dei figli.
Il piacere dell'esserci, la spontaneità, la fisiologia... lontani, all'orizzonte. C'è, piuttosto, un "fare anche io la mia parte perché devo/giusto/mi tocca".
Questo, a lungo (ma purtroppo non poi così lungo) termine crea tensione nella coppia, incomprensioni, "giochi della bilancia" e la constatazione della grande assente: la GRATUITÀ, lievito ESSENZIALE di un "successo" nell'amore e nelle relazioni.
Il "fare" è una brutta bestia.
Ma... c'è un ma, grazie a Dio. Se si inizia ad accogliere questi "gridi interiori", a non ignorarli, a lasciargli spazio nel dialogo in coppia e in famiglia, a permettergli di CAMBIARCI (altro grande focus visto, in particolare, nella serata sulla teoria dell'attaccamento)... allora significa che la nostra coscienza non sta dormendo, che il nostro cuore non ha ancora fatto quel drammatico passaggio dall'essere di carne all'essere di pietra, è ancora pulsante, è ancora in tempo... per cosa? Per essere.
Ascoltando le condivisioni di questi grandi uomini, mariti e padri ho potuto soltanto ringraziare, grandemente, dell'essere spettatore di uno show che oggi non va in onda nelle grandi sale cinematografiche, ma nel nascondimento di semplici mura domestiche, sconosciute ai più.
"Quello che, essenzialmente, è mia moglie, tutto il giorno, dentro la nostra casa, con i nostri figli, nessuno lo vede. Per tanti, quasi tutti, è assolutamente inutile, improduttivo, da scartare. Eppure, che opera mastodontica è? Il primo a doverlo riconoscere sono io, siamo tutti noi mariti e padri!" diceva Davide.
E qui vengo alla conclusione, che ho già felicemente osservato in chi era presente alla serata e che diventa sana provocazione ai lettori uomini, mariti, papà: siamo disposti a lasciarci cambiare, compromettere, coinvolgere dalla relazione di coppia e genitoriale? Così tanto da mettere in conto scelte di "taglio" con quello che toglie tempo alle relazioni familiari e/o che non permette un funzionamento fisiologico delle nostre famiglie? Siamo uomini, mariti, padri capaci di lasciarci condurre in profondità dalle donne che ci sono state messe accanto, così da saper dirigere con più sapienza, energie e tempo le nostre piccole grandi comunità familiari?
La donna è grembo, è accoglienza, porta in profondità, nelle grandi domande esistenziali e di senso.
L'uomo è direzione, è invio, conduce la famiglia ai pascoli della vita eterna.
Ma come ESSERE in questi ruoli se non si ha (tanto) tempo per "starci dentro"?
Una grande martellata su un ferro, solo quando "si riesce", non forgerà una spada come tante, costanti e perseveranti martellate.
Michelangelo non ha creato il David con qualche scalpellata ogni tanto.
San Giuseppe non ha cresciuto Gesù fuori dalle mura domestiche.
Presenza, corpo, cura, prossimità, costanza, perseveranza, fede, "perdita di tempo", voglia di lasciarsi portare dalla fisiologia e dalla Verità sull'uomo, sulla donna e sulla famiglia.
Questi sono gli ingredienti della società da ricostruire.
Ci stai anche tu?
Emanuele Davoli

Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.